SEGNALAZIONE D’ILLECITI NELLA PA

L’ultimo PNA 2019-2021, adottato da ANAC con delibera n. 1064 del 13 novembre 2019, individua per il trattamento e la prevenzione del rischio corruttivo, un approccio di tipo qualitativo e amplia il concetto di corruzione, comprendendo insieme ai reati di corruzione e all’intera gamma dei delitti contro la PA, anche le situazioni in cui, a prescindere dalla rilevanza penale, venga in evidenza un malfunzionamento dell’amministrazione a causa dell’uso a fini privati delle funzioni attribuite (c.d. maladministration).

Il focus si concentra quindi, non soltanto sulla disciplina penalistica ma anche e soprattutto sui codici di comportamento dei dipendenti pubblici, che fissano i doveri di comportamento e che hanno rilevanza giuridica, prescindendo dalla personale adesione del funzionario pubblico (sprechi, nepotismo, demansionamenti, mancato rispetto dei tempi procedimentali, assunzioni non trasparenti, irregolarità contabili, false dichiarazioni, violazione delle norme ambientali e di sicurezza sul lavoro).

Come strumento di supporto all’attività di prevenzione di questi fenomeni, assume rilevanza la collaborazione attiva dei dipendenti pubblici che possono contribuire a segnalare fatti illeciti, attraverso lo strumento del whistleblowing.

Si tratta di una espressione anglosassone “soffiare il fischietto”, che indica l’azione del poliziotto che tenta di fermare un’azione illegale ed è un istituto che discende dalla disciplina europea, contenuta nella Direttiva n.2019/1937, che stabilisce le norme minime comuni, volte a garantire la protezione dei whistleblowers, negli ordinamenti dei Paesi membri.

Questo strumento è stato recepito nel nostro ordinamento, dalla Legge n.190/2012, garantendo una particolare tutela al dipendente pubblico che segnala illeciti, con l’articolo 54-bis, Dlgs. n.165/2001.

La normativa in ambito pubblico è poi successivamente stata potenziata dalla Lenne n.179/2017 che ha modificato l’articolo 54-bis, recependo osservazioni del 2013 OCSE e Commissione europea nel 2014.

La tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti, interessa in particolare:

  • il divieto di sanzionare, demansionare, licenziare, trasferire o sottoporre ad altra misura organizzativa con effetti  negativi, diretti o indiretti, sulle condizioni di lavoro;
  • la riservatezza dell’identita’ del segnalante che non puo’ essere rivelata, neppure nell’ambito del procedimento penale (articolo 329 cpp) ed è sottratta alla disciplina dell’accesso agli atti;
  • una serie di sanzioni pecuniarie a carico del responsabile anticorruzione, che vanno da 5.000 a 30.000  euro.

A carico del responsabile anticorruzione, sussistono poi ulteriori sanzioni pecuniarie erogate sempre da ANAC:

  • da 10.000 a 50.000 euro, qualora venga accertata l’assenza di procedure per l’inoltro e la gestione  delle segnalazioni ovvero l’adozione di procedure non conformi;
  • da 10.000 a 50.000 euro, qualora venga accertato il mancato svolgimento da parte del  responsabile di attivita’ di verifica e analisi delle segnalazioni ricevute. 

L’ANAC, con delibera 1 luglio 2020, ha recentemente approvato il “Regolamento per la gestione delle segnalazioni e per l’esercizio del potere sanzionatorio in materia di tutela degli autori di segnalazioni di illeciti o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza nell’ambito di un rapporto di lavoro di cui all’articolo 54-bis del decreto legislativo n. 165/2001.

Questo nuovo Regolamento, in vigore dal 3 settembre 2020, provvede a modificare la struttura precedente per consentire all’Autorità Nazionale Anticorruzione di esercitare il potere sanzionatorio in modo più efficiente e celere e per svolgere un ruolo attivo nell’opera di emersione di fatti illeciti commessi nelle amministrazioni pubbliche.

Sono previste quattro tipologie differenti di procedimento.

  1. di gestione delle segnalazioni di illeciti presentate ai sensi del comma 1 dell’art. 54-bis;
  2. sanzionatorio per l’accertamento dell’avvenuta adozione di misure ritorsive, avviato ai sensi del comma 6 primo periodo dell’art. 54-bis;
  3. sanzionatorio per l’accertamento dell’inerzia del Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza nello svolgimento di attività di verifica e analisi delle segnalazioni di illeciti di cui al comma 6 terzo periodo dell’art. 54-bis;
  4. sanzionatorio per l’accertamento dell’assenza di procedure per l’inoltro e la gestione delle segnalazioni, comma 6 secondo periodo dell’art. 54-bis.

In particolare, il Regolamento ANAC, amplia la definizione di misura ritorsiva all’articolo 1, lett. c) , definendola come “qualsiasi misura discriminatoria, atto, omissione, posto in essere nei confronti del whistleblower a causa della segnalazione e che rechi danno a quest’ultimo”.

Il secondo capo, che contiene il procedimento di gestione delle segnalazioni di illeciti o di irregolarità trasmesse ad ANAC ai sensi dell’art. 54-bis, comma 1, riporta tra le principali novità, l’introduzione di una analitica indicazione degli elementi essenziali della segnalazione d’illeciti.

Inoltre, nella disciplina del procedimento sanzionatorio avviato da ANAC, sulla base delle comunicazioni di misure ritorsive, è stata disciplinata la partecipazione del whistleblower  e snellita l’articolazione del procedimento stesso, con introduzione di un particolare procedimento sanzionatorio semplificato, ai sensi dell’articolo 54-bis, comma 6, secondo periodo.

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