Ambito d’intervento – BENI INDICATIVI DI CAPACITÀ CONTRIBUTIVA

I Comuni, che intendono intraprendere l’attività di cooperazione fiscale incentivata con il Fisco, devono formalizzare l’adesione al Protocollo d’intesa nazionale del 30 gennaio 2018, attraverso delibera di Giunta.

In attuazione dell’articolo 1, comma 2, D.L. n.203/2005, sulla partecipazione dei Comuni all’accertamento fiscale, l’Agenzia delle Entrate con propri Provvedimenti, ha individuato quali sono gli ambiti d’intervento dei Comuni in materia fiscale.

In particolare osserviamo in questo contributo quello relativo all’individuazione di quei soggetti che godono di un tenore di vita non congruo con quello indicato in dichiarazione fiscale.

L’ambito prevede due categorie di illeciti fiscali.

SOGGETTI PER I QUALI DI FATTO E DI DIRITTO, SIANO RICONDUCIBILI BENI INDICATIVI DI CAPACITA’ CONTRIBUTIVA, le cui segnalazioni sono di competenza dell’Agenzia delle Entrate e che concerne l’accertamento riferito a persone fisiche, che risultano avere la disponibilità, di beni c.d. indicativi di capacità contributiva, che qualificano un tenore di vita superiore a quello dichiarato. La capacità contributiva possiamo definirla come l’attitudine a poter contribuire alle spese pubbliche indivisibili, ed è possibile esprimerla attraverso indici economici:

Diretti – reddito da lavoro, da pensione o d’impresa o il patrimonio mobiliare ed immobiliare.

Indiretti – spese per acquisto di beni e servizi o gli incrementi patrimoniali.

L’Amministrazione finanziaria, può procedere alla determinazione del reddito presunto del contribuente, utilizzando diverse metodologie di accertamento.

In linea generale, è possibile dimostrare l’inesattezza del reddito dichiarato, facendo ricorso sia alle presunzioni semplici, sia a prove dirette acquisite in fase istruttoria, le tipologie d’accertamento del reddito delle persone fisiche si suddivide in:

  • accertamento analitico, ricostruisce l’imponibile fiscale, attraverso l’analisi delle scritture contabili.
  • accertamento sintetico, prescindendo dalle scritture contabili, determina il reddito presunto, misurando la capacità di spesa manifestata.

E’ possibile utilizzare l’accertamento sintetico soltanto quando lo scarto tra reddito dichiarato e presunto è pari o superiore al 20%.

La valutazione del reddito, avviene attraverso la valutazione della disponibilità di beni e servizi a capacità contributiva, sulla base di:

  • presunzioni semplici (art. 2729 cc), c.d. accertamento puro (articolo 38, comma 3 e 4, Dpr. n.600/1973);
  • elementi indicativi di capacità contributiva, individuati con DM Finanze, aggiornato con periodicità biennale, c.d. accertamento redditometrico(art. 38, comma 5, Dpr. n.600/1973).

La differenza sostanziale tra le due metodologie sta nel fatto che il redditometro utilizza tabelle di calcolo, approvate dal MEF, mentre l’accertamento sintetico puro, tende a ricostruisce in maniera induttiva, un maggiore reddito maggiore imponibile, prendendo in considerazione qualunque tipologia di manifestazione reddituale.

Tra i beni a capacità contributiva è possibile individuare immobili di pregio, ville, barche o alcune particolari categorie di veicoli, che sono anche soltanto nella disponibilità del soggetto accertato, cioè beni che vengono abitualmente utilizzati e di cui si è supportato l’acquisto e la relativa manutenzione.

Rispetto ai veicoli si segnalano:

  • autoveicoli con potenza superiore a 85 Kw o con cilindrata superiore a 2500 cc immatricolati da meno di 3 anni;
  • autoveicoli con potenza superiore a 110 Kw;
  • motoveicoli con potenza superiore a 15 Kw, immatricolati da meno di 3 anni.

In particolare per i veicoli occorre approfondire l’accertamento quando risultano intestati a società, ovvero in leasing oppure se riportano targhe straniere, in quanto ricorrente è l’utilizzo di veicoli in locazione straniera, stratagemma per eludere i controlli sintetici del fisco, attraverso la stipula di un fittizio leasing tedesco, rumeno o della Repubblica Ceca.

SOGGETTI INTERPONENTI, le cui segnalazioni sono di competenza della Guardia di Finanza.

La nozione di interposizione  ricomprende qualsiasi vicenda in cui la posizione giuridica di un soggetto viene privata, legalmente o sostanzialmente, per effetto di un intervento esterno, di uno dei suoi elementi costitutivi.

L’interposizione fittizia è uno stratagemma che viene adottato con molteplici scopi, in particolare per evitare che l’interponente venga assoggettato ad una serie di obbligazioni amministrative, civilistiche, pecuniarie o fiscali.

Rilevante la posizione di interposizione fittizia dei beni è anche quella fiscale, che viene utilizzata dai contribuenti che intendono nascondere al Fisco la propria capacità contributiva o sfuggire alla riscossione coattiva, eludendo il possesso di beni mobili e immobili.

Il fenomeno trova una sua specifica regolamentazione nell’articolo 37, comma 3, Dpr. n. 600/1973, che autorizza l’Amministrazione finanziaria, in sede di rettifica o d’accertamento d’ufficio, ad imputare al contribuente, redditi in proprio possesso di cui appaiono formalmente titolari altri soggetti (prestanome).

Si sottolinea che per entrambe le categorie d’accertamento i controlli vanno estesi alla c.d. famiglia fiscale definita dal MEF come: ” il nucleo familiare identificato attraverso i dati fiscali e, quindi, le dichiarazioni dei redditi presentate dai suoi componenti. A differenza della famiglia anagrafica, costituita dai soggetti conviventi nella stessa abitazione, la famiglia fiscale è costituita dal contribuente dichiarante, dall’eventuale coniuge, dichiarante o meno, e da tutti i familiari fiscalmente a carico, indipendentemente dalla effettiva convivenza nella medesima dimora“.

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