Ambito d’intervento RESIDENZE FITTIZIE ESTERE

L’ambito in questione, è riconducibile a quelle violazioni fiscali, commesse da soggetti, che per evadere/eludere le imposte, dichiarano in maniera fittizia di avere una residenza fiscale ubicata in particolare in un Paese a fiscalità privilegiata.

I soggetti che per un periodo superiore a 12 mesi, risiedono fuori dal territorio nazionale, per effetto della Legge 27 ottobre 1988, n. 470, devono essere iscritti nello speciale registro A.I.R.E. (Anagrafe Italiana dei Residenti all’Estero), gestito dalle anagrafi comunali.

Si tratta ormai di una vasta platea di contribuenti, si contano circa 5 milioni di connazionali che hanno deciso di vivere all’estero.

Non hanno l’obbligo di iscrizione nel registro AIRE:

  • chi si trova in un paese estero per un periodo di tempo inferiore all’anno;
  • lavoratori stagionali;
  • dipendenti di ruolo dello Stato in servizio all’estero;
  • militari italiani in servizio presso le strutture NATO dislocate all’estero.

Tra questi connazionali ve ne sono alcuni che si recano all’estero per lavoro, per motivi di studio o per godersi la pensione, ma sono purtroppo molti che dichiarano di risiedere all’estero per sfuggire alla tassazione.

Infatti questi connazionali iscritti all’AIRE, pur possedendo ancora la cittadinanza italiana, non devono versare le imposte dirette in Italia, a meno che producano nel nostro Paese una qualche forma di reddito.

La rilevanza di quanto predetto è riportata all’articolo 3, comma 1, Dpr. n. 917/1986 (T.U.I.R.).

Trovarsi nella condizione di essere residenti fiscalmente in Italia, impone l’assoggettamento al sistema fiscale che prevede l’imposizione fiscale sui redditi ovunque prodotti (WorldWide Income Taxation), mentre l’iscritto AIRE è tassato in Italia soltanto per i redditi prodotti sul territorio nazionale.

I Comuni, ai fini del contrasto del fenomeno delle residenze estere fittizie, per effetto dell’articolo 83, comma 16, D.L. n.112/2008, sono stati investiti dell’attività di vigilanza in questo senso.

Relativamente a quest’ambito, le possibili fattispecie di segnalazione qualificata, all’Agenzia delle Entrate, possono riguardare:

A) soggetti con procedimento di conferma di espatrio;

B) soggetti domiciliati ex art. 43, commi 1 e 2, codice civile a seguito di vigilanza del comune, nel triennio.

Sono invece di competenza della Guardia di Finanza:

C) soggetti domiciliati, ex art. 43, commi 1 e 2, codice civile, a seguito di vigilanza del comune, oltre il triennio.

In Italia, la determinazione dell’imposizione fiscale è quindi strettamente connessa alla residenza fiscale del contribuente nel territorio dello Stato, che è individuata con i criteri indicati all’articolo 2, comma 2, Dpr n. 917/1986 (TUIR), che indica chi sono i soggetti passivi dell’imposizione tributaria: “Soggetti passivi dell’imposta sono le persone fisiche, residenti e non residenti nel territorio dello Stato. Ai fini delle imposte sui redditi si considerano residenti le persone che per la maggior parte del periodo di imposta sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza ai sensi del codice civile”.

Costituiscono quindi elemento rilevante tre fattori:

  1. iscrizione nell’anagrafe di stato civile;
  2. domicilio e residenza, ai sensi dell’articolo 43 del codice civile: “Il domicilio di una persona è nel luogo in cui essa ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi. La residenza è nel luogo in cui la persona ha la dimora abituale”. La locuzione presente all’articolo 43 “affari ed interessi” un tempo limitata al settore economico e patrimoniale del soggetto, deve intendersi, per unanime interpretazione giurisprudenziale, comprensiva dei rapporti di natura patrimoniale/economica ma anche morali, sociali e familiari.

La residenza è invece individuata, nel luogo in cui la persona stabilisce la sua dimora abituale e stabile, espressione della volontà soggettiva di stabilirsi in quel determinato luogo. L’abitualità della dimora permane anche qualora il soggetto lavori o svolga altre attività al di fuori del territorio dello Stato, purché conservi in esso l’abitazione, vi ritorni quando possibile e mostri l’intenzione di mantenervi il centro delle proprie relazioni familiari e sociali.

Sia l’iscrizione anagrafica, che il domicilio o la residenza ai sensi dell’articolo 2 TUIR, occorre che si verifichino “per la maggior parte del periodo d’imposta”, cioè per un tempo equivalente ad almeno 185 giorni l’anno. Gli elementi sono tra loro alternativi e quindi, il verificarsi di una soltanto delle condizioni sopra esposte, è sufficiente perché un soggetto sia considerato residente fiscalmente in Italia, così come confermato dalla Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n.351/E, del 7 agosto 2008.

Una particolare situazione fiscalmente rilevante riguarda i c.d. paradisi fiscali, Paesi che si distinguono in quattro categorie:

  • PURE TAX HAVEN, non impongono tasse e garantiscono il segreto bancario assoluto.
  • NO TAXATION OF FOREIGN INCOME, viene tassato soltanto il reddito prodotto internamente.
  • LOW TAXATION, si applica una bassa tassazione sui redditi interni ed esterni.
  • SPECIAL TAXATION, non c’è un regime fiscale tradizionale, ma è prevista la costituzione di società flessibili.

Rispetto a questi territori nel tempo sono state elaborate “Black list delle persone fisiche” a partire dall’allegato, D.M. del 4 maggio 1999, che riportava 59 Paesi, elenco poi rettificato nel tempo più volte eliminando i territori entrati a far parte della Comunità Europea o che nel tempo decidevano di sottoscrivere accordi relativi allo scambio di informazioni fiscali.

A partire dal 2014, l’OCSE ha promosso la firma del Common Reporting Standard, un accordo che elimina il segreto bancario e promuove lo scambio di informazioni finanziarie fra governi.

Si annoverano tra i paradisi fiscali anche paesi europei come il Lussemburgo, Cipro, Malta, Ungheria, Irlanda e Olanda, mentre fuori dall’Unione tra gli stati che attirano maggiori capitali ci sono la Svizzera, Caraibi, Hong Kong e Singapore.

Mentre generalmente ricade sull’Amministrazione Finanziaria, l’onere della prova di dimostrare che la residenza estera del contribuente sia fittizia, se il contribuente dichiara invece di emigrare verso i Paesi presenti nelle blacklist, sussiste il rovesciamento dell’onere della prova, deve quindi essere il contribuente che deve produrre idonea documentazione che attesti l’effettiva residenza, così come disposto dall’articolo 2, comma 2-bis, TUIR.

Gli elementi che costituiscono prova documentale, sono stati determinati dalla Circolare del Ministero delle Finanze n.140/E, del 24 giugno 1999 che ha indicato in particolare:

  • la dimora abituale;
  • lo svolgimento di un rapporto lavorativo a carattere continuativo, ovvero l’esercizio di una qualunque attività economica con carattere di stabilità;
  • l’iscrizione dei figli presso istituti scolastici locali;
  • la stipula di contratti di locazione o acquisto di immobili residenziali;
  • la movimentazione di denaro, titoli o presenza di attività finanziarie in loco;
  • la mancanza di significativi e duraturi rapporti di carattere economico, familiare, politico sociale, culturale e ricreativo in Italia.

Per dimostrare la commissione di illeciti fiscalmente rilevanti ed adottare le procedure di perdita dello status di residente all’estero, occorre fare riferimento alle condizioni indicate nella Risoluzione del Ministero delle Finanze, 14 ottobre 1988, n. 811329 e nella Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 304/E/1997.

Questi documenti stabiliscono che, indipendentemente dalla presenza fisica del soggetto e dal fatto che l’attività lavorativa venga svolta prevalentemente all’estero, sono indici significativi, ai fini della determinazione della residenza fiscale in Italia:

  • disponibilità di una abitazione permanente;
  • presenza del proprio nucleo familiare;
  • recapito della corrispondenza ad un indirizzo italiano
  • accreditamento di propri proventi in conti correnti presso banche italiane, con cospicue movimentazioni;
  • acquisto di numerosi immobili
  • titolarità di cariche sociali;
  • percepimento di dividendi da società italiane o compensi da consigliere d’amministrazione;
  • stipula di numerosi contratti di sponsorizzazione prevedendo come foro competente, in caso di controversie, quello italiano;
  • stipula di polizze assicurative;
  • partecipazione a riunioni d’affari;
  • sostenimento di spese alberghiere;
  • iscrizione a circoli o clubs;
  • organizzazione della propria attività e dei propri impegni anche internazionali, direttamente o attraverso soggetti operanti nel territorio italiano.

Se viene accertato che sono state rilasciate false dichiarazioni circa la residenza estera, occorre provvedere a:

  1. segnalare agli uffici comunali interessati, la decadenza di eventuali benefici acquisiti a seguito della dichiarazione presentata, ex articolo 75, Dpr. n. 445/2000;
  2. inviare telematicamente la segnalazione qualificata su SIATEL Puntofisco;
  3. indagare il soggetto, per la dichiarazione mendace, ai sensi dell’articolo 483 cp.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...